Questo articolo fa parte del dossier esperto «Comprendere il dolore».
Dolori nocicettivi, neuropatici e nociplastici: tre meccanismi che possono combinarsi
Il dolore può derivare da tre grandi meccanismi: l’attivazione di nocicettori da parte di una minaccia reale o potenziale per i tessuti (meccanismo nocicettivo), una lesione o una malattia del sistema nervoso somatosensoriale (meccanismo neuropatico), oppure un’alterazione della nocicezione che non può essere sufficientemente spiegata dai due meccanismi precedenti (meccanismo nociplastico). In effetti, questi meccanismi non sono tre scatole ermetiche: possono coesistere, modificarsi nel corso del tempo e contribuire in proporzioni diverse a una stessa esperienza dolorosa.
Perché questo articolo è importante
L’articolo fondativo «Perché ho dolore?» ha descritto la catena generale che collega una sollecitazione, un tessuto, la nocicezioneNocicezioneLa nocicezione è il processo con cui il sistema nervoso rileva e codifica gli stimoli potenzialmente dannosi per i tessuti. Non si confonde con il dolore, che è un’esperienza.Leggi la scheda completa : Nocicezione, la trasmissione nervosa, l’integrazione cerebrale e l’esperienza dolorosa. Questa catena spiega così come un segnale possa comparire e perché il dolore non si riduca mai a una semplice fotografia di una lesione.
Resta tuttavia una questione essenziale: quale meccanismo alimenta principalmente questa esperienza? Il segnale può provenire da tessuti sottoposti a una minaccia, dal sistema somatosensoriale stesso quando è leso o malato, oppure da una nocicezione profondamente modificata senza prova sufficiente dell’uno o dell’altro di questi meccanismi. Queste distinzioni strutturano così oggi la terminologia internazionale del dolore (IASP; Raja et al., 2020), e si inseriscono anche nella classificazione del dolore cronicoDolore cronicoUn dolore è detto cronico quando persiste o si ripresenta per più di tre mesi. Può accompagnare una malattia identificata o costituire un’affezione a sé stante.Leggi la scheda completa : Dolore cronico proposta dalla IASP per l’11ª revisione della Classificazione internazionale delle malattie (Treede et al., 2019).
Non permettono, da sole, di formulare una diagnosi. Forniscono invece una griglia indispensabile per evitare diversi errori: credere che un dolore intenso dimostri necessariamente una lesione importante, definire neuropatico qualsiasi dolore avvertito lungo il decorso di un nervo, o ridurre il dolore nociplasticoDolore nociplasticoIl dolore nociplastico è un dolore legato a una nocicezione alterata, senza prova chiara di un danno tissutale che attivi i nocicettori, né di una lesione o di una malattia del sistema somatosensoriale sufficiente a spiegare il dolore.Leggi la scheda completa : Dolore nociplastico a un dolore «psicologico».
Tre domande diverse
- Nocicettivo: dei nocicettori sono attivati da una minaccia reale o potenziale per tessuti non neurali?
- Neuropatico: esiste una lesione o una malattia del sistema nervoso somatosensoriale in grado di spiegare la distribuzione e i segni osservati?
- Nociplastico: la nocicezione appare modificata senza che l’attivazione nocicettiva periferica o una compromissione somatosensoriale bastino a spiegare il dolore?
1. Tre meccanismi, non tre intensità di dolore
I termini nocicettivo, neuropatico e nociplastico non descrivono l’intensità di un dolore. Un dolore nocicettivoDolore nocicettivoIl dolore nocicettivo è un dolore legato a un danno reale o minacciato di un tessuto non nervoso, che risulta dall’attivazione dei nocicettori. Il sistema somatosensoriale funziona allora normalmente.Leggi la scheda completa : Dolore nocicettivo può essere estremamente intenso; un dolore neuropaticoDolore neuropaticoUn dolore neuropatico è un dolore causato da una lesione o da una malattia che colpisce il sistema somatosensoriale.Leggi la scheda completa : Dolore neuropatico può restare intermittente; un dolore nociplastico può essere localizzato o esteso. In realtà, questi termini descrivono innanzitutto il meccanismo biologico ritenuto per spiegare il dolore.
La IASP ricorda parallelamente che dolore e nocicezione sono due fenomeni distinti: l’attività dei neuroni sensoriali non basta, da sola, a dimostrare o a misurare l’esperienza vissuta da una persona (IASP Terminology; Raja et al., 2020). Tutti i dolori sono quindi integrati dal sistema nervoso centrale, ma non tutti nascono dallo stesso processo.
2. Il meccanismo nocicettivo: quando una minaccia tissutale attiva i nocicettori
Il dolore nocicettivo è associato a un danno reale o potenziale di tessuti non neurali e deriva dall’attivazione di nocicettori. Questa definizione lo distingue invece dal dolore neuropatico, che presuppone una lesione o una malattia del sistema somatosensoriale.
I nocicettori sono terminazioni sensoriali specializzate capaci di trasdurre stimolazioni meccaniche, termiche o chimiche potenzialmente minacciose. La loro attivazione produce poi segnali trasmessi verso il midollo spinale e le strutture sovraspinali, dove vengono modulati e integrati (Basbaum et al., 2009; Julius, 2013).
Nei dolori legati alla posizione seduta, la stimolazione è spesso meccanica: compressione, trazione, taglio, attrito, deformazione prolungata o ripetizione di una sollecitazione. Può riguardare anche una capsula, un legamento, un’entesi, un muscolo, un tendine, una fascia, il periostio o altri tessuti innervati. Un’infiammazione o un’ischemia locale può poi sensibilizzare i nocicettori e abbassarne la soglia di risposta (Basbaum et al., 2009; Gold & Gebhart, 2010).
La nocicezione non è sinonimo di lesione visibile
L’aggettivo nocicettivo non significa necessariamente che una lacerazione, una frattura o un’anomalia all’imaging debba essere visibile. Una minaccia potenziale, un’infiammazione locale, una deformazione mantenuta o un’alterazione funzionale possono attivare o sensibilizzare i nocicettori senza produrre una lesione macroscopica rilevabile. Al contrario, un’anomalia anatomica visibile può restare indolore.
È qui che interviene la nozione di capacità di adattamento tissutale sviluppata nell’articolo fondativo: l’effetto di una sollecitazione dipende dalla sua intensità, ma anche dalla sua durata, dalla sua ripetizione, dal recupero disponibile e dallo stato del tessuto che la riceve. Questa formulazione costituisce un’organizzazione biomeccanica del problema. Tuttavia, non sostituisce la definizione internazionale del meccanismo nocicettivo.
3. Il meccanismo neuropatico: quando il sistema somatosensoriale è compromesso
Il dolore neuropatico è un dolore causato da una lesione o da una malattia del sistema nervoso somatosensoriale (Finnerup et al., 2016; IASP).
Questa definizione impone un requisito importante: un dolore avvertito nel territorio di un nervo, un dolore descritto come bruciore o un dolore scatenato da una postura non costituiscono, da soli, la prova di un meccanismo neuropatico. Concretamente, occorre ricercare una storia compatibile, una distribuzione anatomicamente plausibile e segni positivi o negativi che suggeriscano una compromissione somatosensoriale (Finnerup et al., 2016).
Quando un nervo è leso o malato, diversi fenomeni possono contribuire al dolore: scariche ectopiche nelle fibre o nei gangli sensoriali, modificazione dell’espressione dei canali ionici, attività anomala nel sito della lesione, riorganizzazione delle connessioni spinali e riduzione di alcuni controlli inibitori (Baron et al., 2010; Finnerup, Kuner & Jensen, 2021). Concretamente, una scarica ectopica corrisponde a un segnale elettrico emesso spontaneamente da una fibra nervosa lesa — un po’ come un filo scoperto che produrrebbe scintille senza che venga applicata alcuna sollecitazione esterna.
Perché una compressione nervosa non significa automaticamente «dolore neuropatico»
Un nervo periferico non è un semplice cavo composto da assoni. Comprende involucri connettivali, vasi e un ambiente meccanico. Una compressione o una messa in tensione può innanzitutto sollecitare le guaine e i tessuti vicini, modificare la vascolarizzazione o perturbare lo scorrimento. Questi elementi possono generare una componente nocicettiva. Inoltre, una componente neuropatica compare quando la sollecitazione è associata a una lesione o a una malattia del sistema somatosensoriale che risponde alla definizione adottata.
I due meccanismi possono quindi coesistere. Questa coesistenza spiega perché sarebbe riduttivo contrapporre un «nervo irritato» interamente nocicettivo a un «nervo leso» interamente neuropatico come due stati sempre facili da separare.
4. Il meccanismo nociplastico: quando la nocicezione è alterata
Il dolore nociplastico deriva da una nocicezione alterata, senza prova chiara di un danno reale o potenziale di tessuti non neurali che attivi i nocicettori, né di una lesione o malattia del sistema somatosensoriale che spieghi il dolore.
L’introduzione del termine nociplastico ha risposto a una difficoltà persistente: alcuni dolori non potevano essere classificati in modo sufficiente come nocicettivi o neuropatici, pur essendo reali l’esperienza dolorosa, le limitazioni funzionali e le modificazioni della sensibilità. Il termine è stato proposto nella tassonomia della IASP nel 2016-2017, poi sono stati sviluppati criteri clinici per alcuni dolori muscoloscheletrici cronici (Kosek et al., 2016; Kosek et al., 2021).
La nociplastia non deve essere riassunta in un «cervello che inventa il dolore». Da un lato, il dolore è sempre un’esperienza prodotta dal sistema nervoso; dall’altro, l’espressione nocicezione alterata non designa esclusivamente un fenomeno cerebrale. Può coinvolgere cambiamenti nell’elaborazione delle informazioni a più livelli del sistema nocicettivo. La sensibilizzazione centraleSensibilizzazione centraleLa sensibilizzazione centrale indica un’amplificazione della risposta del sistema nervoso centrale ai segnali sensoriali: il dolore può allora essere più intenso, più esteso o più duraturo di quanto lasci prevedere lo stato dei tessuti.Leggi la scheda completa : Sensibilizzazione centrale è un meccanismo importante, ma non è un sinonimo perfetto di dolore nociplastico (Woolf, 2011; Fitzcharles et al., 2021; Nijs et al., 2023).
Una categoria utile, ma che non è una diagnosi di ripiego
Un imaging normale o l’assenza di una lesione evidente non basta per concludere a favore di un meccanismo nociplastico. I criteri proposti si basano invece su un insieme di indizi: carattere cronico, distribuzione regionale o multifocale, ipersensibilità, sintomi associati e insufficienza dei meccanismi nocicettivi o neuropatici nello spiegare l’insieme del quadro (Kosek et al., 2021).
Alcune affezioni, come la fibromialgiaFibromialgiaLa fibromialgia è una sindrome dolorosa cronica che associa dolori diffusi persistenti, affaticamento, disturbi del sonno e spesso difficoltà di concentrazione, senza una lesione dei tessuti in grado da sola di spiegare l’intensità dei sintomi.Leggi la scheda completa : Fibromialgia, costituiscono modelli frequentemente associati a questo meccanismo. Altre situazioni possono presentare una componente nociplastica variabile, in associazione con un’infiammazione, un danno tissutale o una neuropatia. Il meccanismo non deve quindi essere confuso con il nome di una malattia.
5. Perché i sintomi non permettono, da soli, di classificare il dolore?
Le descrizioni verbali sono preziose, ma non sono specifiche. Un bruciore può comparire in un dolore neuropatico, ma anche in caso di infiammazione cutanea o di irritazione tissutale. Un dolore diffuso può evocare una componente nociplastica, ma può anche derivare da più generatori periferici o da un dolore riferito. Infine, un’allodiniaAllodiniaL’allodinia è un dolore provocato da uno stimolo che, normalmente, non è doloroso: uno sfioramento, il contatto di un indumento, una pressione leggera. È un termine clinico descrittivo: descrive ciò che la persona avverte, senza designare da solo un meccanismo.Leggi la scheda completa : Allodinia può accompagnare diverse forme di sensibilizzazione.
Per questo i sistemi di classificazione clinica combinano più dimensioni: storia del dolore, localizzazione, distribuzione anatomica, fattori scatenanti, esame sensoriale, elementi oggettivi disponibili e coerenza globale del meccanismo ipotizzato (Finnerup et al., 2016; Kosek et al., 2021).
| Domanda | Meccanismo nocicettivo | Meccanismo neuropatico | Meccanismo nociplastico |
|---|---|---|---|
| Processo centrale | Attivazione di nocicettori da parte di una minaccia reale o potenziale per tessuti non neurali. | Lesione o malattia del sistema nervoso somatosensoriale. | Nocicezione alterata non sufficientemente spiegata da un’attivazione nocicettiva periferica o da una compromissione somatosensoriale. |
| Possibili indizi | In particolare un legame riproducibile con un carico, una pressione, un movimento, un’infiammazione o una zona tissutale plausibile. | In particolare una distribuzione neuroanatomicamente plausibile, sintomi sensoriali positivi o negativi, o segni compatibili con una compromissione somatosensoriale. | Ipersensibilità più estesa, sproporzione o variabilità, sintomi associati, meccanismi nocicettivi e neuropatici insufficienti a spiegare l’insieme. |
| Che cosa non basta | Un dolore localizzato o provocato dal movimento. | Un bruciore, un’irradiazione o la vicinanza anatomica di un nervo. | Un imaging normale, l’anzianità del dolore o la presenza di stress. |
| Sovrapposizione | I tre meccanismi possono contribuire simultaneamente a una stessa situazione dolorosa. | ||
6. I meccanismi possono combinarsi?
Sì. Le pubblicazioni dedicate ai meccanismi del dolore sottolineano che le categorie sono utili per ragionare, ma che i quadri clinici reali sono spesso misti (Fitzcharles et al., 2021; Finnerup, Kuner & Jensen, 2021).
Un’artrosi può associare un’attivazione nocicettiva legata ai tessuti articolari e modificazioni della sensibilità più estese. Allo stesso modo, una radicolopatia può riunire una componente nocicettiva proveniente dalle strutture rachidee e una componente neuropatica legata alla compromissione di una radice. Infine, un dolore pelvico cronico può associare sollecitazioni tissutali, una compromissione nervosa documentata e una nocicezione progressivamente modificata.
L’esempio della nevralgia del pudendo
Il dolore avvertito nel territorio pudendo illustra particolarmente bene la necessità di distinguere i livelli. Una pressione o una trazione nella regione pelvica può sollecitare muscoli, legamenti, fasceFasceLe fasce sono strutture di tessuto connettivo che avvolgono, collegano o separano determinate parti del corpo. Il « sistema fasciale » designa un insieme più ampio di tessuti connettivi considerati nella loro continuità funzionale.Leggi la scheda completa : Fasce, gli involucri del nervo e i suoi vasi: queste strutture possono partecipare a una componente nocicettiva. Se è accertata una lesione o una malattia del sistema somatosensoriale, può essere ritenuta una componente neuropatica. Se il dolore persiste con un’ipersensibilità che va oltre ciò che questi meccanismi spiegano, può essere discussa anche una componente nociplastica.
Questa lettura non significa che ogni nevralgia del pudendoNevralgia del pudendoDolore neuropatico nel territorio del nervo pudendo (perineo, organi genitali esterni, regione anale), spesso aggravato in posizione seduta.Leggi la scheda completa : Nevralgia del pudendo segua necessariamente questa sequenza. In realtà, mostra soltanto che una stessa diagnosi clinica può comprendere contributi meccanicistici diversi, il che spiega in parte l’eterogeneità delle esperienze e delle reazioni alla posizione seduta.
7. Un dolore può evolvere nel tempo?
I tre meccanismi non sono tre compartimenti fissi: in alcune situazioni documentate, una sollecitazione meccanica prolungata può, per tappe, far evolvere il contributo rispettivo di ciascun meccanismo. Per esempio, una nocicezione persistente può favorire una sensibilizzazione perifericaSensibilizzazione perifericaLa sensibilizzazione periferica è l’aumento della reattività e l’abbassamento della soglia dei neuroni nocicettivi periferici alla stimolazione del loro campo recettivo (definizione IASP).Leggi la scheda completa : Sensibilizzazione periferica dei nocicettori; se la struttura nervosa stessa finisce per essere colpita, può comparire una componente neuropatica; una sensibilizzazione centrale prolungata può, in alcuni casi, partecipare all’instaurarsi di una componente nociplastica (Woolf, 2011; Latremoliere & Woolf, 2009).
Questa lettura dinamica completa, senza sostituirla, la classificazione per meccanismo dominante presentata più sopra: spiega perché uno stesso dolore possa essere descritto in modo diverso a seconda del momento della sua evoluzione, e perché il seguito del dossier dedichi articoli distinti a ciascuno di questi meccanismi.
Controversie e limiti attuali
I confini tra i meccanismi restano imperfetti. Non esiste un biomarcatore unico che permetta di attribuire automaticamente un dolore a una categoria. Di conseguenza, i criteri clinici forniscono livelli di probabilità e devono essere interpretati nel loro contesto.
- La presenza di nocicezione periferica è difficile da misurare direttamente in una persona.
- Allo stesso modo, una compromissione delle piccole fibre può non essere rilevata dagli esami neurofisiologici standard.
- La sensibilizzazione centrale può accompagnare dolori nocicettivi o neuropatici senza bastare a riclassificarli come nociplastici.
- Inoltre, lo status esatto di alcune affezioni varia a seconda delle persone e del momento della loro evoluzione.
- Infine, i meccanismi biologici, psicologici e sociali interagiscono, senza che questa interazione invalidi la distinzione meccanicistica.
Questi limiti giustificano così una formulazione prudente: si parla spesso di meccanismo dominante, di componente o di probabilità, piuttosto che di un’appartenenza assoluta e definitiva a una categoria.
8. Lettura proposta dal modello biomeccanico Blue Portance
La classificazione internazionale risponde principalmente alla domanda: quale meccanismo spiega il dolore? Da parte sua, il modello biomeccanico Blue Portance propone di aggiungervi una seconda domanda: in che modo le sollecitazioni, i tessuti e il sistema nervoso hanno interagito nel tempo per produrre la situazione attuale?
Questa lettura si basa sulla catena presentata nella Figura 1 dell’articolo «Perché ho dolore?»:
sollecitazione → tessuto e capacità di adattamento → attività nocicettiva o perturbazione nervosa → trasmissione e modulazione → integrazione → dolore → comportamento → adattamento.
In questa prospettiva, i tre meccanismi non sono trattati come tre identità fisse, ma come tre possibili modalità di contributo:
- Contributo nocicettivo: le sollecitazioni agiscono sui tessuti e ne attivano i nocicettori.
- Contributo neuropatico: il sistema somatosensoriale è esso stesso leso o malato e produce un’attività patologica.
- Contributo nociplastico: la nocicezione è modificata in modo duraturo, in una maniera che i due meccanismi precedenti non bastano più a spiegare.
La persistenza di un dolore nocicettivo non porta automaticamente a una neuropatia, e una neuropatia non porta automaticamente a un dolore nociplastico. Tuttavia, una stimolazione duratura può favorire fenomeni di sensibilizzazione, e più meccanismi possono finire per intrecciarsi. La traiettoria deve quindi essere studiata come una possibilità condizionale, mai come una successione universale.
In sintesi, il contributo ricercato non consiste tanto nel creare una nuova classificazione quanto nel collegare la classificazione esistente a tre dimensioni spesso dissociate: la natura della sollecitazione, la capacità di adattamento delle strutture e la temporalità.
9. Conseguenze pratiche per comprendere un dolore
Identificare un meccanismo non significa attribuire un’etichetta definitiva. Significa organizzare le domande.
- Un’ipotesi nocicettiva porta a ricercare quali tessuti sono sollecitati, da quale sollecitazione, per quanto tempo, con quale possibilità di recupero e di variazione.
- Un’ipotesi neuropatica porta, allo stesso modo, a ricercare una compromissione del sistema somatosensoriale, una distribuzione neuroanatomicamente coerente e modificazioni della funzione sensoriale.
- Un’ipotesi nociplastica porta a esaminare se la nocicezione appare modificata al di là di ciò che spiegano i danni tissutali o nervosi identificati, senza trarre conclusioni dalla sola assenza di anomalie visibili.
- Un’ipotesi mista porta a evitare che un meccanismo reale mascheri gli altri: una lesione visibile non spiega necessariamente tutto il dolore, ma una sensibilizzazione non annulla nemmeno l’esistenza di una sollecitazione periferica.
Questo metodo aiuta anche a interpretare la temporalità. Un dolore che compare immediatamente al contatto, un dolore che aumenta progressivamente con la durata della posizione seduta, un dolore accompagnato da deficit sensoriali e un dolore diventato diffuso o imprevedibile non raccontano la stessa storia. Nessuno di questi profili basta da solo a stabilire un meccanismo, ma ciascuno orienta le indagini.
Da ricordare
- I termini nocicettivo, neuropatico e nociplastico descrivono meccanismi, non livelli di intensità.
- Il dolore nocicettivo implica così l’attivazione di nocicettori da parte di una minaccia reale o potenziale per tessuti non neurali.
- Il dolore neuropatico presuppone, allo stesso modo, una lesione o una malattia del sistema nervoso somatosensoriale.
- Il dolore nociplastico corrisponde a una nocicezione alterata che non è sufficientemente spiegata dai due meccanismi precedenti.
- Un bruciore, un’irradiazione o un imaging normale non bastano a classificare un dolore.
- Inoltre, i meccanismi possono coesistere e il loro contributo relativo può evolvere nel tempo, senza seguire una successione obbligata.
- Infine, il modello Blue Portance propone di collegare questi meccanismi alla natura delle sollecitazioni, alla capacità di adattamento e alla temporalità.
Domande frequenti
Un dolore può essere al tempo stesso nocicettivo e neuropatico?
Una sensazione di bruciore dimostra un dolore neuropatico?
Un dolore nociplastico significa che il dolore è psicologico?
Una risonanza magnetica normale permette di concludere che si tratta di un dolore nociplastico?
I tre meccanismi sono tre stadi successivi?
Cerca di capire che cosa mantiene i Suoi dolori in posizione seduta?
L’analisi di un dolore non si basa soltanto sul suo nome o sulla sua localizzazione, ma sulle sollecitazioni, sulla temporalità, sulle strutture coinvolte e sui meccanismi che possono combinarsi.
Analizzare la mia situazione →Nota: questo contenuto spiega meccanismi generali del dolore. Non permette quindi di determinare a distanza il meccanismo di un dolore individuale e non sostituisce il parere di un professionista sanitario.
Riferimenti scientifici
Terminologia e classificazione
- International Association for the Study of Pain (IASP). IASP Terminology — Pain Definition. 2020. Terminologia ufficiale.
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Meccanismi nocicettivo e neuropatico
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© Gil Ayache. I concetti originali, i modelli biomeccanici, gli schemi, la terminologia, le rappresentazioni grafiche, le figure fondative, i testi originali e i principi presentati in questa pagina costituiscono opere protette dal diritto d’autore. Sono messi a disposizione di Blue Portance nell’ambito di una convenzione di messa a disposizione di proprietà intellettuale, senza trasferimento dei diritti patrimoniali né della qualità di autore.
