Psicologia del dolore · lettura funzionale

Chinesiofobia

La chinesiofobia è una paura eccessiva o sproporzionata del movimento o dell’attività fisica, legata alla sensazione di essere vulnerabili a un dolore o a una nuova lesione. Non è né una malattia, né una semplice prudenza.

Base scientifica

Il termine è stato proposto nel 1990 da Kori, Miller e Todd per descrivere una paura del movimento che si instaura in alcune persone con dolore. Viene valutata il più delle volte mediante un questionario, la scala di Tampa (Tampa Scale for Kinesiophobia), la cui struttura e le cui versioni variano a seconda degli studi: il suo punteggio informa su un livello di paura, non su una diagnosi individuale. Nel dolore muscoloscheletrico cronico, la chinesiofobia è associata a più dolore, a maggiore disabilità e a una qualità di vita più bassa (Luque-Suarez et al. 2019). In seguito a un « colpo di frusta », la sua associazione con l’evoluzione verso il dolore cronico e la disabilità resta poco dimostrata (Luque-Suarez et al. 2020). Queste associazioni non dimostrano che la chinesiofobia sia la causa iniziale del dolore.

Paura del movimento e paura del dolore. La paura legata al dolore è una categoria ampia: temere di provare dolore o di aggravare la situazione. La chinesiofobia ne è una forma più specifica, che riguarda il movimento o l’attività. La paura intensa del dolore in sé è chiamata algofobia.

Catastrofizzazione del dolore: quando la minaccia percepita occupa troppo spazio. La catastrofizzazione del dolore indica una tendenza ad adottare un’interpretazione negativa, ripetitiva e amplificata di fronte a un dolore reale o anticipato. Comprende generalmente tre dimensioni: la ruminazione, l’amplificazione della minaccia percepita e il senso di impotenza (Quartana et al. 2009). La sua domanda centrale è: « che cosa significa questo dolore e che cosa rischia di succedere? », mentre la chinesiofobia chiede: « il movimento mi farà male? ». È un costrutto cognitivo-affettivo associato a determinati livelli di dolore, di disabilità o di sofferenza psicologica (Wertli et al. 2014), ma non costituisce né una causa unica del dolore né una messa in discussione della sua realtà. Può rafforzare l’interpretazione minacciosa di un movimento, senza essere una tappa obbligata verso la chinesiofobia. La catastrofizzazione descrive un modo di elaborare mentalmente un’esperienza dolorosa; non giudica né la realtà del dolore né la personalità della persona. Il dolore può essere intenso, invalidante e realmente vissuto anche quando fattori cognitivi ne modulano l’interpretazione, l’anticipazione o le conseguenze.

La scala di catastrofizzazione (PCS). La Pain Catastrophizing Scale (PCS), la cui versione francese validata si intitola « Échelle de dramatisation face à la douleur », è un questionario autosomministrato che esplora in particolare la ruminazione, l’amplificazione e il senso di impotenza di fronte al dolore. Misura un costrutto dichiarato dalla persona; non permette, da sola, di determinare la causa di un dolore né di porre una diagnosi, e i suoi punteggi dipendono dalla versione utilizzata, dalla popolazione e dal contesto.

Fear avoidance ed evitamento. Il modello paura-evitamento descrive come un’interpretazione minacciosa del dolore possa condurre alla paura e poi all’evitamento di alcune attività. Questa sequenza è un modello esplicativo, non una traiettoria universale.

Prudenza, protezione ed evitamento: non confondere tutto. Dopo una lesione recente o durante un dolore acuto, limitare alcuni movimenti può essere una protezione pertinente. Si parla di chinesiofobia quando la paura diventa eccessiva rispetto alla situazione, persiste e limita attività che restano possibili.

Decondizionamento e autoefficacia. Una riduzione duratura dell’attività può contribuire a un decondizionamento, che ha anche altri determinanti. La sensazione di poter agire nonostante il dolore (autoefficacia) fa parte dei fattori che influenzano le possibilità d’azione.

Lettura Blue Portance / SBNFA™

Nella lettura SBNFA™, una paura, un’anticipazione o una strategia di evitamento può modificare le possibilità d’azione effettivamente accessibili in una data situazione. Non costituisce, da sola, la causa del dolore e non deve essere interpretata come un difetto psicologico. La chinesiofobia può così rendere meno disponibili possibilità di movimento che restano fisicamente accessibili, senza dimostrare di essere all’origine del problema iniziale. Allo stesso modo, la catastrofizzazione del dolore può contribuire a ridurre le possibilità effettivamente accessibili aumentando l’anticipazione della minaccia, limitando l’esplorazione o rafforzando alcune strategie di protezione. Questa relazione è contestuale e non permette di attribuire il dolore a un fattore psicologico isolato.

Contributo all’analisi della seduta

L’analisi della seduta non misura la paura del movimento. Descrive le condizioni in cui una persona è seduta e le possibilità di variazione di cui dispone; il modo in cui le utilizza dipende anche da fattori personali e contestuali, che sono di competenza di una valutazione clinica.

Da distinguere da

Algofobia, paura del dolore in sé; Paura legata al dolore, categoria più ampia, che include l’apprensione e la preoccupazione senza carattere eccessivo; Dolore provocato dal movimento, che non è una paura; Prudenza o protezione adeguata dopo una lesione; Evitamento, comportamento, presentato nella scheda Modello paura-evitamento; Disabilità fisica; Catastrofizzazione del dolore, tendenza a rimuginare sul dolore e ad amplificarne la minaccia.

Termini correlati

Algofobia · Deprogrammazione neurosensoriale · Dolore cronico · Lombalgia · Modello paura-evitamento · Potenziale di adattabilità · Riprogrammazione neurosensoriale · Sensibilizzazione centrale · Dolore nociplastico

Fonti e portata

Costrutto clinico e psicologico consolidato, misurato mediante questionario; non è una malattia a sé né una categoria diagnostica. Non ogni apprensione verso il movimento è chinesiofobia; la chinesiofobia non causa il dolore, il dolore non è « nella testa », non basta muoversi per non avere più paura, e nessuna seduta la elimina. La catastrofizzazione del dolore non crea il dolore: non significa che la persona esageri o drammatizzi, né che sia responsabile dell’evoluzione del suo dolore; una PCS elevata non dimostra una sensibilizzazione centrale, e non basta cambiare i propri pensieri.

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