Di Gil Ayache, Dottore di ricerca Mines Paris – PSL — cofondatore di Blue Portance

Due tessuti, due modi di sentire, e ciò che questo cambia per il dolore in posizione seduta.

Questo articolo ha una finalità didattica ed esplicativa. Si basa in particolare sulla letteratura scientifica e sul referenziale SBNFA™ (Sistema Biomeccanico Neuro-Fasciale e Adattativo) sviluppato da Blue Portance. Non sostituisce però né una diagnosi medica, né una presa in carico individuale da parte di un professionista sanitario.

Appoggi la punta dell’indice sul tavolo. Lo faccia scorrere. In una frazione di secondo, sa tutto: liscio o ruvido, fresco o tiepido, pulito o leggermente appiccicoso. Non ha calcolato nulla. La Sua pelle ha letto il tavolo al posto Suo.

Ora resti seduto tre ore senza muoversi. All’inizio, niente. Poi un fastidio sordo nella parte bassa della schiena, una tensione nei glutei, una voglia irresistibile di cambiare posizione. Nessuno L’ha toccato. Eppure qualcosa, all’interno, ha inviato un messaggio.

Questo « qualcosa » sono in gran parte le Sue fasceFasceLe fasce sono strutture di tessuto connettivo che avvolgono, collegano o separano determinate parti del corpo. Il « sistema fasciale » designa un insieme più ampio di tessuti connettivi considerati nella loro continuità funzionale.Leggi la scheda completa : Fasce, quegli involucri di tessuto connettivo che circondano i muscoli, i nervi e gli organi. La pelle risponde alla domanda « che cosa succede fuori? ». Le fasce rispondono a un’altra: « che cosa succede dentro di me? ». Due antenne, due missioni.

📌 Da ricordare

  • La pelle, soprattutto sulla punta delle dita, legge il mondo esterno: rilievo, consistenza, scorrimento, vibrazione.
  • Le fasce leggono il corpo dall’interno: tensione, stiramento, pressione… e talvolta irritazione.
  • Secondo gli studi, i tessuti fasciali contengono in realtà circa da due a tre volte più fibre nervose del muscolo vicino. Il famoso « sei volte di più » non si basa su alcuna misurazione.
  • Seduti quasi senza muoversi, le sollecitazioni restano concentrate nelle stesse zone e i tessuti inviano sempre lo stesso messaggio. Il problema non è quindi solo la posizione: è anche ripeterla, senza quasi mai ridistribuire le sollecitazioni.

Ed è proprio questo che diventa interessante quando resta seduto a lungo: i Suoi tessuti non smettono di sentire semplicemente perché Lei non si muove più.

1. La punta delle dita: un’antenna rivolta verso il mondo

I polpastrelli sono uno dei punti più « cablati » del corpo. Su pochi centimetri quadrati, una squadra di specialisti si divide il lavoro:

  • le cellule di Merkel, appena sotto la superficie, sono le lettrici di braille del corpo: bordi, rilievi, contorni, consistenze fini;
  • i corpuscoli di Meissner sono le sentinelle del movimento: lo sfioramento, il contatto leggero, il minimo scivolamento di un oggetto. È anzi grazie a loro che il bicchiere non Le sfugge di mano;
  • i corpuscoli di Pacini, più profondi, sono i sismografi: vibrazioni rapide, urti brevi;
  • le terminazioni di Ruffini, infine, informerebbero sullo stiramento della pelle, anche se il loro ruolo esatto nell’essere umano resta discusso.

Così, questi sensori si concentrano là dove si esplora il mondo: punta delle dita, palmi, piante dei piedi, labbra. Sulla schiena o sulle cosce, invece, sono molto più radi (Zimmerman et al., 2014). Il loro lavoro: dirLe che cosa sta toccando.

2. Le fasce: un’antenna rivolta verso l’interno

Scendiamo di qualche millimetro. Sotto la pelle e il grasso, le fasce avvolgono ogni muscolo, separano i compartimenti, accompagnano anche i nervi e i vasi. Per esempio, nella parte bassa della schiena, la fascia toracolombareFascia toracolombareLa fascia toracolombare è un insieme di strati connettivi della parte bassa della schiena. Avvolge i muscoli profondi del dorso e riceve le inserzioni o i prolungamenti di diversi muscoli del tronco e del bacino.Leggi la scheda completa : Fascia toracolombare forma un’ampia tela che collega il bacino, la colonna e i muscoli del tronco.

Le fasce, dal canto loro, non leggono una consistenza. Non importa loro sapere se la Sua sedia è di legno o di velluto. La loro specialità è lo stato dei tessuti: la tensione che sale, lo stiramento che si instaura, la pressione che dura. E, quando le cose vanno male, l’irritazione.

I loro sensori sono soprattutto terminazioni nervose libere: sottili ramificazioni senza capsula, sensibili alla deformazione. Una parte di esse sa anche dare l’allarme: sono nocicettori, i rilevatori di minaccia dell’organismo. Diffidi quindi della formula « le fasce sono ricche di meccanocettoriMeccanocettoriI meccanocettori sono recettori sensoriali specializzati che rilevano gli stimoli meccanici (tatto, pressione, vibrazione, stiramento) e li convertono in segnali nervosi. Questo processo si chiama meccanocezione.Leggi la scheda completa : Meccanocettori »: è vero, ma un meccanocettore non è necessariamente un sensore del tatto fine. Le fasce non sono un secondo polpastrello nascosto nella schiena: sono un altro strumento, che suona un’altra partitura.

Confronto tra la pelle, che informa sul mondo esterno, e le fasce, che informano sullo stato meccanico interno dei tessuti: tensione, stiramento, pressione e deformazione.
Figura 1 — La pelle legge il mondo, le fasce leggono il corpo Due sistemi sensoriali, due fonti di informazione: la pelle informa sull’ambiente esterno, mentre le fasce partecipano all’informazione sullo stato meccanico interno del corpo.

3. Un tessuto pieno di sensori: quanti, davvero?

A lungo, la fascia è stata trattata come un semplice involucro, ciò che si scosta in sala di dissezione per raggiungere le strutture « importanti ». Tuttavia, le misurazioni recenti hanno sconvolto questa immagine.

Una revisione sistematica ha in particolare raccolto gli studi che hanno contato le fibre nervose sia in un tessuto connettivo o fasciale sia nel muscolo vicino (Suarez-Rodriguez et al., 2022). Verdetto: ogni volta, il tessuto connettivo prevale. Nell’essere umano, per esempio, nel massetere, il muscolo della mascella, il tessuto connettivo che avvolge le fibre muscolari contiene circa 1,8 volte più fibre nervose delle fibre muscolari stesse (Alhilou et al., 2021). Allo stesso modo, nel topo, la fascia della parte bassa della schiena ne contiene circa tre volte più del muscolo vicino (Barry et al., 2015). Infine, stessa constatazione per la fascia della coscia.

Avrà senz’altro letto che le fasce sarebbero « sei volte più innervate dei muscoli ». È una formula divulgativa, mai misurata. Le cifre reali: circa da due a tre volte di più, a seconda delle regioni e degli studi. È già considerevole. Tanto vale dire il vero.

Ultima sorpresa: nella fascia della parte bassa della schiena, gli studi recenti non ritrovano i corpuscoli di Pacini o di Ruffini della pelle delle dita. Vi si trovano soprattutto terminazioni libere, più numerose negli strati superficiali, una parte delle quali è coinvolta nel dolore (Tesarz et al., 2011).

Schema che mostra l’innervazione della fascia e ordini di grandezza pubblicati che indicano una densità nervosa superiore a quella del muscolo adiacente.
Figura 2 — La fascia: un tessuto densamente innervato Gli studi pubblicati mostrano un’innervazione più densa in alcuni tessuti connettivi o fasciali che nel muscolo adiacente, con ordini di grandezza tuttavia variabili a seconda della regione e del modello studiati.

4. Quando la fascia smette di scorrere

Per leggere bene il corpo, occorre però che questo corpo si muova e che i suoi strati scorrano gli uni sugli altri a ogni movimento. L’équipe di Helene Langevin ha anzi misurato questo scorrimento nella fascia della parte bassa della schiena, mediante ecografia (Langevin et al., 2011). Nelle persone senza dolore, la deformazione di taglio raggiungeva il 70,2 %; invece, nelle persone che soffrono di lombalgiaLombalgiaLa lombalgia è un dolore della parte bassa della schiena, situato tra la cerniera toraco-lombare e la piega glutea. Nella grande maggioranza dei casi, è detta comune: è di origine meccanica e non dipende da una malattia grave.Leggi la scheda completa : Lombalgia cronica, il 56,4 %. Circa il 20 % di scorrimento in meno.

Confronto dello scorrimento fasciale in una situazione senza lombalgia cronica e con lombalgia cronica, con una deformazione di taglio misurata del 70,2 % contro il 56,4 % nello studio di Langevin et al. 2011.
Figura 3 — Quando la fascia scorre meno Nella lombalgia cronica studiata, gli strati fasciali si deformano e scorrono meno gli uni rispetto agli altri. Lo studio citato osserva così circa il 20 % di deformazione di taglio in meno, senza permettere di determinare quale fenomeno sia iniziato per primo.

Questa cifra non dice chi, tra il dolore e la rigidità, abbia cominciato. Ma mostra una cosa: nella schiena dolorante, la fascia è meno mobile. Legge un corpo che si deforma meno bene. Quando questa perdita di elasticità si instaura in modo duraturo, può arrivare fino alla fibrosi, che raccontiamo d’altra parte in un altro articolo. Ora, un tessuto fibrotico può diventare al tempo stesso più rigido e, in alcuni casi, più « ascoltato » dal sistema nervoso: un cocktail plausibile perché il dolore si instauri.

5. Quando le fasce parlano al cervello

Queste informazioni non restano nella schiena. Risalgono infatti attraverso i nervi fino al cervello, che le assembla con quelle dei muscoli, delle articolazioni, della pelle, dell’orecchio interno e della vista. Questa grande miscela Le permette così di sapere, a occhi chiusi, come è posizionato il Suo corpo: è la propriocezionePropriocezioneLa propriocezione è la capacità del corpo di percepire la posizione, il movimento e lo sforzo delle sue diverse parti, senza bisogno di guardarle.Leggi la scheda completa : Propriocezione (Proske e Gandevia, 2012). Le fasce fanno quindi parte dell’orchestra, anche se la loro parte esatta resta difficile da isolare.

E quando il segnale diventa allarme? Alcuni ricercatori hanno per esempio iniettato una piccola dose di acqua salata concentrata, uno stimolo doloroso standard, in volontari sani, o nel muscolo della parte bassa della schiena, o nella fascia che lo ricopre. Nella fascia, il dolore era più intenso, più esteso e più duraturo (Schilder et al., 2014). La fascia non è un semplice involucro: è un tessuto che può fare male.

Ma il cervello non è un semplice ricevitore: è un interprete. Amplifica o attenua i segnali a seconda del contesto, della stanchezza, dello stress, della storia di ciascuno. E quando il sistema nervoso resta a lungo in allerta, può allora diventare ipersensibile: è la sensibilizzazione centraleSensibilizzazione centraleLa sensibilizzazione centrale indica un’amplificazione della risposta del sistema nervoso centrale ai segnali sensoriali: il dolore può allora essere più intenso, più esteso o più duraturo di quanto lasci prevedere lo stato dei tessuti.Leggi la scheda completa : Sensibilizzazione centrale.

Schema che mostra l’integrazione da parte del cervello delle informazioni provenienti dalla pelle, dalle fasce, dai muscoli, dalle articolazioni, dalla vista e dall’orecchio interno.
Figura 4 — Il cervello non legge mai la fascia da sola Le informazioni fasciali sono solo una componente dell’insieme sensoriale. Il cervello le combina infatti in permanenza con quelle della pelle, dei muscoli, delle articolazioni, della vista e dell’orecchio interno.

6. Seduti tre ore: ciò che raccontano le Sue fasce

Torniamo alla Sua sedia. Da seduto, il Suo peso poggia su una piccola superficie: le tuberosità ischiatiche, queste due ossa appuntite sotto i glutei, le cosce, talvolta il coccige. Attorno a questi appoggi lavora tutto un insieme: la pelle, il grasso, le fasce, i muscoli, ma anche le articolazioni del bacino, i dischi della parte bassa della schiena e il sistema nervoso che sorveglia il tutto. Concretamente, i tessuti molli sono compressi, stirati, sottoposti a taglio.

Finché si muove un po’, tutto circola. Un trasferimento di peso da un gluteo all’altro, un’oscillazione del bacino, una respirazione più ampia: le sollecitazioni cambiano posto e intensità, alcune zone vengono relativamente scaricate mentre altre subentrano, e anche i sensori ricevono un’informazione diversa. Questi micromovimentiMicromovimentiSpostamenti di piccola ampiezza che possono partecipare agli aggiustamenti posturali continui e far variare gli appoggi e le sollecitazioni senza un cambiamento completo di posizione.Leggi la scheda completa : Micromovimenti sono la respirazione meccanica del corpo.

La variabilità è innanzitutto meccanica, prima di essere sensoriale.

Quando la seduta si irrigidisce: il disco rotto

Se, al contrario, la posizione resta quasi immobile, il paesaggio meccanico si impoverisce. Si dice talvolta che « la fascia memorizza la sedia ». L’immagine è eloquente, ma resta un’immagine. Ciò che è misurato è che i tessuti continuano lentamente a deformarsi sotto il carico: è lo scorrimento viscoso (creep), ben noto agli ingegneri e misurato sul rachide lombare (Adams e Dolan, 1995). Per la fascia stessa, nessuno lo ha ancora osservato direttamente. La pressione resta nello stesso punto. I sensori ricevono lo stesso messaggio, in loop. Un disco rotto. Un testo povero, scritto sempre con le stesse parole, negli stessi punti. Col passare del tempo, questa ripetizione può quindi contribuire a rendere alcuni segnali più presenti, fino a partecipare alla comparsa di un fastidio o di un allarme doloroso. Il fastidio si instaura, e il corpo reclama movimento.

Il circolo può anche girare nell’altro senso: nelle persone che hanno dolore da molto tempo, si osservano spesso movimenti meno variati, e talvolta la paura di muoversi. Meno movimento, un testo ancora più monotono.

Lo sguardo SBNFA™: ciò che la posizione permette ancora

È qui che il referenziale SBNFA™ apporta la sua lettura. Una posizione non è soltanto « buona » o « cattiva »: bisogna guardare ciò che permette ancora. Muovere il bacino, cambiare appoggio, ridistribuire le sollecitazioni, variare le informazioni inviate al cervello: è ciò che chiamiamo il potenziale di adattabilità. Di conseguenza, una posizione seduta immobile lo riduce; una seduta che consente gli aggiustamenti lo preserva maggiormente. L’idea che una sollecitazione variata alimenti un dialogo sensoriale più ricco di una sollecitazione fissa è una proposta del referenziale SBNFA™, coerente con ciò che si sa dei sensori fasciali.

7. Non una tempesta, ma un dolce moto ondoso

Bisogna allora agitarsi senza sosta? No. Un sedile instabile, che La obbliga a lottare per non sbilanciarsi, impone anch’esso al corpo una sollecitazione supplementare: quella di doversi stabilizzare in permanenza. Ciò di cui i Suoi tessuti hanno bisogno non è una tempesta, è un dolce moto ondoso: piccole variazioni, senza dover lottare per il proprio equilibrio, che Lei produce senza pensarci.

Confronto di tre situazioni biomeccaniche: seduta immobile con un’unica posizione di equilibrio, seduta instabile che richiede un controllo permanente e seduta adattativa in cui il corpo può aggiustarsi senza lottare.
Figura 5 — Né immobile, né instabile: preservare il potenziale di adattabilità Il compromesso biomeccanico ricercato non è quindi né l’immobilità né l’instabilità: si tratta di conservare abbastanza stabilità per non lottare e abbastanza libertà per potersi aggiustare.

Aporia®: lasciare che il corpo si aggiusti

Una seduta adattativa dovrebbe quindi permettere piccole variazioni di appoggio senza imporre un’instabilità permanente. È su questo principio che è stata sviluppata Aporia®, a partire dal referenziale SBNFA™. Non è il sedile a regolare la Sua postura: è il Suo corpo, e sono le Sue anche a pilotare gli aggiustamenti.

Aporia® ne lascia loro i mezzi: la sua base curva consente i movimenti d’insieme, e i suoi quattro appoggi indipendenti rispondono istantaneamente, ciascuno per conto proprio, alle variazioni di appoggio. Questo sostegno segue il movimento invece di bloccarlo: il bacino conserva le sue piccole rotazioni, le articolazioni sacroiliache i loro aggiustamenti, e le sollecitazioni possono cambiare posto invece di accumularsi nello stesso punto. Lei dispone così di uno spazio continuo di equilibrio, senza posizione « zero » imposta. Tuttavia, non « cura » le fasce; mira a preservare il potenziale di adattabilitàPotenziale di adattabilitàPossibilità accessibili a una persona in una data situazione per modificare la propria organizzazione posturale e far variare le sollecitazioni esercitate sui tessuti, senza perdere l’equilibrio né concentrare durevolmente tali sollecitazioni.Leggi la scheda completa : Potenziale di adattabilità in posizione seduta, affinché le sollecitazioni continuino a ridistribuirsi e il corpo continui a ricevere un messaggio vivo anziché un disco rotto.

Confronto tra una seduta statica immobile e la seduta variabile Aporia: mobilità del bacino, mobilità delle ASI, variabilità degli appoggi, ridistribuzione delle sollecitazioni e rinnovamento dell’informazione sensoriale.
Figura 6 — Seduta immobile / seduta variabile: ciò che cambia davvero Seduta immobile / seduta variabile: la variabilità è innanzitutto meccanica. Permettendo una maggiore mobilità del bacino, variabilità degli appoggi e ridistribuzione delle sollecitazioni, la seduta variabile rinnova poi l’informazione sensoriale.

Conclusione: offra al Suo lettore interiore un libro vivo

La pelle legge il mondo, le fasce leggono il corpo. E ciò che leggono le fasce dipende da ciò che fa il corpo. Un corpo che si muove in mille piccoli modi scrive loro un testo ricco. Un corpo immobile ripete loro la stessa frase, seduto, otto ore al giorno. Questo mormorio che sale a fine giornata non è un difetto di fabbricazione: è un’informazione. Può essere un invito a cambiare appoggio, a muoversi, a ridare varietà al paesaggio meccanico. Camminare, portare, respirare, ballare: tutto ciò che fa variare le sollecitazioni nutre questo lettore interiore.

Che cosa ricordare per la Sua vita quotidiana

Cambi appoggio spesso, senza pensarci. Un trasferimento di peso, un’oscillazione del bacino, un piede che avanza: questi microaggiustamenti contano più di una postura « perfetta » immobile.

Si alzi regolarmente. Pochi passi bastano a rinnovare le sollecitazioni che ricevono i Suoi tessuti.

Respiri ampiamente. La respirazione mobilita dolcemente i tessuti del tronco e del bacino, anche da seduti.

Ascolti i segnali precoci. Un fastidio che ritorna sempre nello stesso momento della giornata è un messaggio. Ma se un dolore è intenso, insolito, persistente, o si accompagna a debolezza, intorpidimento, disturbi urinari o febbre, consulti un professionista sanitario.

Fonti e riferimenti

© Blue Portance. Riproduzione e diffusione autorizzate a fini non commerciali, a condizione di citare la fonte: « Blue Portance — referenziale SBNFA™ ».

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