Termine clinico
Punto trigger
Un punto trigger (trigger point) è una zona molto sensibile, situata in una banda tesa di un muscolo, la cui pressione può riprodurre un dolore familiare e talvolta un dolore percepito a distanza (dolore riferito).
Base scientifica
Un consenso internazionale di esperti adotta tre criteri principali: una banda tesa nel muscolo, un punto ipersensibile in questa banda e il riconoscimento, da parte della persona, del proprio dolore abituale quando il punto viene premuto (Fernández-de-las-Peñas e Dommerholt 2018). Si distinguono classicamente i punti trigger attivi, che riproducono un dolore spontaneo, e i punti trigger latenti, dolorosi solo alla pressione.
Misurazioni mediante microdialisi hanno evidenziato, a livello dei punti trigger attivi, concentrazioni più elevate di sostanze associate al dolore e all’infiammazione (Shah et al. 2008). L’affidabilità della loro individuazione mediante palpazione varia tuttavia secondo i criteri utilizzati, gli esaminatori e la loro formazione (Lucas et al. 2009), e la loro natura, così come il loro ruolo causale nel dolore, restano dibattuti (Quintner et al. 2015).
Punti trigger del bacino. Sono descritti punti trigger in muscoli del bacino e dell’anca, come il piriforme, l’otturatore interno o i muscoli del pavimento pelvico. La loro presenza non basta a spiegare un dolore pelvico, che richiede una valutazione medica.
Lettura Blue Portance / SBNFA™
Nella lettura SBNFA™, un punto trigger è un indizio locale di sensibilità e di tensione muscolare, da leggere nel contesto del tono, delle strategie di protezione e delle sollecitazioni subite. Una tensione o una sensibilità osservata è un indizio, non una spiegazione sufficiente.
Contributo all’analisi della seduta
L’analisi della seduta non individua i punti trigger. Descrive la distribuzione degli appoggi, l’orientamento del bacino e le possibilità di variazione, che modificano le sollecitazioni di alcuni muscoli in posizione seduta; l’esame dei muscoli è di competenza di un professionista sanitario.
Da distinguere da
Sindrome miofasciale, quadro doloroso nel quale sono descritti i punti trigger; Ipertonia, aumento del tono o della resistenza di un muscolo, senza che sia necessario un punto localizzato; Contrattura, contrazione involontaria e duratura; Tender point della fibromialgia, punto sensibile senza banda tesa né dolore riferito, vecchio criterio di classificazione; Punto di agopuntura; Allodinia e iperalgesia, modificazioni della sensibilità al dolore.
Termini correlati
Dolore nociplastico · Fibromialgia · Ipertonia · Muscolo otturatore interno · Muscolo piriforme · Pavimento pelvico · Sensibilizzazione centrale · Sindrome miofasciale
Fonti e portata
- Fernández-de-las-Peñas e Dommerholt (2018): consenso internazionale sui criteri diagnostici dei punti trigger miofasciali, studio Delphi (Pain Medicine)
- Shah et al. (2008): sostanze associate al dolore e all’infiammazione elevate a livello dei punti trigger attivi e a distanza da essi (Archives of Physical Medicine and Rehabilitation)
- Lucas et al. (2009): affidabilità dell’esame obiettivo per la diagnosi dei punti trigger miofasciali, revisione sistematica (The Clinical Journal of Pain)
- Quintner, Bove e Cohen (2015): valutazione critica del fenomeno dei punti trigger (Rheumatology)
Costrutto clinico consolidato e dibattuto, con criteri diagnostici non unificati; non è una malattia autonoma. Un punto trigger non è una causa dimostrata del dolore, non spiega da solo un dolore pelvico, e «liberare» un punto trigger non tratta la causa di un dolore. Nessuna seduta elimina i punti trigger.
Per saperne di più
- Per iniziare — Articolo: Posizione seduta: perché l’immobilità provoca il mal di schiena (in francese)
- Per approfondire — Dossier esperto: Le fasce — capitolo 8: fasce e dolore (in francese)
