Quando i tessuti si “cristallizzano”: comprendere la fibrosi fasciale, questo meccanismo invisibile che blocca il movimento e alimenta i dolori cronici

Comprendere la fibrosi fasciale, questo meccanismo invisibile che blocca il movimento e può alimentare i dolori cronici.

Di Gil Ayache, cofondatore di Blue Portance — · aggiornato il

Questo articolo ha una finalità didattica ed esplicativa. Si basa su dati tratti dalla letteratura scientifica e sulla dottrina SBNFA™, un modello di analisi sistemica proposto da Blue Portance per descrivere alcuni meccanismi suscettibili di partecipare alla cronicizzazione del dolore. Non sostituisce né una diagnosi medica, né una presa in carico individuale da parte di un professionista sanitario.

Ha mai avuto l’impressione che il Suo corpo non « risponda » più? Che la parte bassa della Sua schiena o il Suo bacino siano diventati un’armatura di cemento che né gli allungamenti né i massaggi riescono ad ammorbidire? Non è necessariamente solo stanchezza. Non è automaticamente « l’età ». In alcuni casi, un fenomeno biologico può contribuire a questa sensazione: la fibrosi del tessuto connettivo.

In questo articolo, ci immergeremo dietro le quinte dei Suoi tessuti per comprendere come l’immobilità, il carico ripetuto e l’infiammazione possano progressivamente trasformare l’elasticità originaria in una sorta di prigione di collagene.

📌 Da ricordare — La fascia in alcuni punti chiave

  • Un vero tessuto pieno di sensori: in diverse regioni del corpo, la fascia contiene circa da due a tre volte più fibre nervose del muscolo vicino, secondo gli studi. Partecipa alla percezione del corpo… e al dolore.
  • Il collagene, principalmente di tipo I, è una delle proteine strutturali principali del corpo umano e costituisce una grande parte del suo tessuto connettivo.
  • In alcuni dolori muscoloscheletrici cronici, le modificazioni del tessuto connettivo, la sensibilizzazione del sistema nervoso e la riduzione della variabilità di movimento possono alimentarsi a vicenda.
  • Secondo la dottrina SBNFA™, una perdita di scorrimento e di capacità di adattamento dei tessuti potrebbe contribuire a mantenere un terreno di rigidità e di dolore.

I. La fascia: dalla seta alla gabbia

Immagini una ragnatela infinitamente complessa che avvolge ogni muscolo, ogni nervo e ogni organo. È la Sua fascia. In buona salute, è come seta bagnata: scorre, ondeggia e si adatta.

Ma quando la fibrosi si instaura, questa seta può diventare una corda tesa. Perché? Perché alcune cellule, i fibroblasti, possono cambiare ruolo. Sotto l’effetto di sollecitazioni meccaniche prolungate, di lesioni ripetute e di segnali biochimici infiammatori, possono evolvere in miofibroblasti.

Queste cellule si comportano come minuscoli cavi di tensione: tirano la matrice extracellulareMatrice extracellulareLa matrice extracellulare è la rete che circonda le cellule di un tessuto. Nelle fasce, associa fibre, soprattutto di collagene, a una sostanza fondamentale molto idratata, e conferisce al tessuto le sue proprietà meccaniche.Leggi la scheda completa : Matrice extracellulare e favoriscono una produzione più importante di collagene. Come minuscoli tenditori che stringono lentamente la trama. Risultato: il tessuto diventa più denso, meno deformabile, e il corpo può « bloccarsi » progressivamente. È ciò che qui chiamiamo sigillatura biologica.

Fibrosi fasciale: trasformazione della fascia in struttura densa e contrattile, meno deformabile sotto sollecitazione meccanica
Figura 1 — Quando la fascia si irrigidisce. Quando sollecitazioni prolungate, lesioni e infiammazione persistono, il tessuto connettivo può perdere una parte del suo scorrimento e della sua capacità di deformazione. Diventa più denso, trasmette maggiormente le sollecitazioni e può contribuire alla comparsa o al mantenimento del dolore.

II. Il killer silenzioso: la Sua sedia

Passiamo numerose ore al giorno seduti. Per il corpo, il problema non è la seduta in sé: è soprattutto la seduta prolungata, rigida e povera di cambiamenti di posizione. Perché? A causa di un fenomeno che gli ingegneri chiamano scorrimento viscoso (creep).

Studi di biomeccanica del rachide, come quelli di Adams e Dolan, hanno mostrato che la posizione seduta prolungata può indurre uno scorrimento viscoso delle strutture lombari. Sotto un carico mantenuto, i tessuti si deformano progressivamente; per i dischi intervertebrali, una parte dell’acqua viene spostata, come se Lei strizzasse una spugna.

Questa dimostrazione riguarda direttamente il disco intervertebraleDisco intervertebraleIl disco intervertebrale è una struttura fibrocartilaginea situata tra due corpi vertebrali. Composto da un nucleo gelatinoso circondato da un anello fibroso, trasmette e ripartisce i carichi pur permettendo la mobilità del rachide.Leggi la scheda completa : Disco intervertebrale. Per le fasceFasceLe fasce sono strutture di tessuto connettivo che avvolgono, collegano o separano determinate parti del corpo. Il « sistema fasciale » designa un insieme più ampio di tessuti connettivi considerati nella loro continuità funzionale.Leggi la scheda completa : Fasce, è più corretto parlare di un’analogia meccanica: una postura statica prolungata può ridurre la variabilità delle sollecitazioni, modificare le condizioni di scorrimento tra i piani tissutali e dare al corpo una sensazione di densità o di blocco.

In altre parole: Lei si alza, ma una parte della Sua schiena può avere l’impressione di restare « seduta ». Questa sensazione non è la prova che le fibre si siano « fuse »; traduce più probabilmente una combinazione di rigidità temporanea, di affaticamento muscolare, di scorrimento viscoso delle strutture lombari e di adattamento del sistema nervoso all’immobilità.

Attenzione: sentirsi rigidi non vuol dire avere una fibrosi. La maggior parte delle rigidità è reversibile: cede quando ci si muove di nuovo. La fibrosi si ha quando il tessuto si stabilizza in modo duraturo in questa rigidità, il più delle volte dopo una lesione, un’infiammazione che dura o sollecitazioni ripetute senza un recupero sufficiente.

Dallo scorrimento all’irrigidimento 1) Mobile: scorrimento libero strato di scorrimento Sotto sollecitazione: margine di mobilità 2) Densificazione: movimento frenato Sotto sollecitazione: movimento frenato 3) Irrigidimento: margine di adattamento ridotto Sotto sollecitazione: margine ridotto
Figura 2 — Dallo scorrimento all’irrigidimento. In questo schema didattico, meno il tessuto beneficia di variazioni di movimento, più la sua capacità di scorrimento e di adattamento può ridursi. Questa evoluzione non descrive una progressione automatica né irreversibile: illustra un meccanismo possibile tra gli altri.

III. Quando i Suoi nervi chiamano i rinforzi

È qui che la dottrina SBNFA™ propone una lettura utile: si immagina spesso una fascia che « schiaccia » un nervo. Questo può accadere in alcune situazioni, ma la relazione tra nervo e tessuto connettivo è più complessa e funziona nei due sensi.

Quando un nervo è irritato, non resta silenzioso. Può liberare molecole di segnalazione, in particolare neuropeptidi come la Sostanza P o il CGRP. Questi segnali partecipano all’infiammazione locale, all’aumento della sensibilità e all’attivazione delle cellule del tessuto connettivo.

In immagine: il nervo non dà un ordine militare alla fascia, ma può far scattare un allarme chimico. Se questo allarme persiste, l’ambiente tissutale può diventare più sensibile, più teso e meno tollerante alle sollecitazioni. Questa comunicazione tra nervi, infiammazione e tessuto connettivo è spesso descritta con il termine di infiammazione neurogena.

Risultato: una vera e propria « corazza » può costruirsi attorno a una zona irritata, alimentando dolori elettrici, bruciori, rigidità o ipersensibilità. Questa immagine non descrive un guscio rigido letterale attorno al nervo: permette di comprendere come meccanismi nervosi e tissutali possano rafforzarsi a vicenda.

IV. L’ipertonia: quando il corpo stringe i denti

Di fronte a un tessuto irrigidito e a nervi irritati, il corpo non resta passivo. Può aumentare il tono muscolare a riposo: è l’ipertoniaIpertoniaL’ipertonia indica un aumento del tono muscolare o della resistenza al movimento passivo. Questo termine non descrive una causa unica: a seconda del contesto, può derivare da un disturbo neurologico, da un’attività muscolare aumentata, da una difficoltà di rilasciamento, da una rigidità dei tessuti o da una strategia di protezione legata al dolore.Leggi la scheda completa : Ipertonia muscolare.

Contrariamente a una contrazione volontaria, questo aumento del tono può essere riflesso, automatico e difficile da rilasciare. I muscoli restano parzialmente impegnati, come una cintura di sicurezza troppo stretta, allo scopo di limitare movimenti che il sistema nervoso interpreta come rischiosi.

  • Lei è teso senza motivo apparente: anche a riposo, i muscoli sembrano « lavorare ».
  • Il dolore si autoalimenta: l’aumento del tono può accrescere le sollecitazioni locali e rafforzare la sensibilità.
  • Il movimento diventa rischioso: il corpo riduce talvolta l’ampiezza per evitare un picco doloroso anticipato.

👉 Punto fondamentale: l’ipertonia non è un difetto muscolare. È spesso una risposta protettiva di un sistema diventato troppo vigile. Quando l’informazione meccanica e sensoriale è interpretata come minacciosa, il cervello può mantenere una forma di contrazione di fondo.

Circolo fibrosi, ipertonia e dolore: irrigidimento tissutale, contrazione muscolare riflessa e dolore cronico
Figura 3 — Il circolo fibrosi ↔ ipertonia ↔ dolore. Quando alcuni tessuti perdono una parte della loro capacità di adattamento, le informazioni sensoriali possono diventare meno confortevoli o meno affidabili. Il sistema nervoso può rispondere con un aumento riflesso del tono muscolare. Questa reazione accresce le sollecitazioni locali e può alimentare un circolo doloroso. Si tratta di un modello didattico: il dolore cronico resta sempre multifattoriale.

V. Il mistero del micromovimento

Pensa che per stare meglio sia per forza necessario fare sport intensivo? Non necessariamente. La chiave risiede anche in ciò che chiamiamo il micromovimento: respirare, cambiare discretamente appoggio, spostare leggermente il bacino, variare l’inclinazione del tronco, rilasciare e poi riprendere una posizione.

Ogni respiro e ogni piccolo aggiustamento posturale costituiscono un segnale meccanico. Questi segnali partecipano alla circolazione dei fluidi e al mantenimento della variabilità di carico. Potrebbero anche contribuire al rinnovamento della matrice extracellulare: è una pista di ricerca seria, non ancora una certezza. Quando il corpo resta troppo a lungo immobile, questa conversazione meccanica si impoverisce.

Gli enzimi di rimodellamento, in particolare le metalloproteinasi di matrice (MMP), partecipano all’equilibrio tra produzione e degradazione del collagene. Non « entrano in sciopero » in senso letterale, ma un ambiente di carico monotono, di infiammazione e di stress prolungato può perturbare l’equilibrio normale del rimodellamento tissutale.

La constatazione che deve allertare: in alcune persone che soffrono di dolori persistenti, i microaggiustamenti posturali spontanei possono diventare meno frequenti. La paura del movimento, la stanchezza, una postura immobile o una sensibilità accresciuta riducono la capacità di esplorare naturalmente le posizioni confortevoli. Il corpo diventa allora, in un certo senso, meno attento alla propria meccanica.

VI. Il cono di economia: perché Lei è esausto

Si è mai chiesto perché è così stanco la sera pur non avendo « fatto niente »? Una parte della risposta risiede nel cono di economia.

Jean Dubousset ha proposto l’immagine del cono di economia per descrivere un corpo che cerca di mantenere il proprio equilibrio con il dispendio energetico più basso possibile. Quando questo equilibrio diventa più difficile da ottenere, i muscoli devono fornire più correzioni.

Immagini allora una sartia di una barca a vela troppo corta: tira la struttura in una direzione. È solo un’immagine, ma permette di comprendere come una rigidità locale, un dolore o un timore del movimento possano modificare la strategia posturale. Per non cadere o per evitare un dolore anticipato, i muscoli compensano continuamente.

Lei spende allora un’energia insolita solo per stare in piedi, camminare o restare seduto. La Sua riserva di adattamento si riduce, e Lei termina la giornata « a pezzi », con un corpo che sembra pesare una tonnellata.

Schema dell’esaurimento delle riserve adattative sotto sollecitazioni prolungate e della comparsa del dolore
Figura 4 — Riserva adattativa: perché la stanchezza precede spesso la crisi.
Quando l’organismo compensa continuamente una sollecitazione o un dolore, utilizza una parte crescente delle sue risorse. I margini di tolleranza diminuiscono allora, il che può favorire stanchezza, rigidità ed episodi dolorosi.

VII. La fine dell’elasticità: la riserva adattativa

In un corpo capace di adattarsi, un movimento imprevisto può essere assorbito dai tessuti, dalle articolazioni e dai muscoli. Ma quando un tessuto connettivo diventa più denso e meno elastico, dispone di meno margine per ripartire le sollecitazioni.

Somiglia allora a una vecchia plastica lasciata al sole: si allunga meno, ammortizza meno e può trasmettere maggiormente le sollecitazioni alle strutture vicine, muscoli e articolazioni in primo luogo.

È ciò che qui chiamiamo una perdita di riserva adattativaRiserva adattativaLa riserva adattativa designa, nello SBNFA™, il margine funzionale ancora disponibile che consente a un sistema biologico di modificare la propria organizzazione quando una sollecitazione o una situazione cambia.Leggi la scheda completa : Riserva adattativa. Lei ha meno margine di sicurezza. Un carico insolito, una mancanza di sonno, uno stress importante o un gesto banale possono allora bastare a scatenare un episodio doloroso.

Conclusione: sciolga le catene che La stringono

La fibrosi non è una fatalità. Corrisponde a una risposta biologica di riparazione e di adattamento che può diventare eccessiva o mal regolata quando persiste. Immobilità prolungata, sovraccarico ripetuto, infiammazione, dolore persistente e stress possono parteciparvi.

Quando questi meccanismi si instaurano, possono accompagnarsi a rigidità, ad aumento del tono muscolare e a una sensazione di esaurimento. Ma i tessuti restano vivi: possono modificare progressivamente il loro comportamento quando le sollecitazioni, il movimento e il recupero cambiano.

La soluzione non risiede né nella forza, né nella costrizione. Comincia spesso con il ripristino di un dialogo meccanico rasserenante: ridare gioco ai tessuti, rilanciare la varietà degli appoggi e reintrodurre movimento là dove il corpo si è irrigidito.

Che cosa ricordare per la Sua salute

Fugga la staticità. Cambi posizione regolarmente, consenta i microaggiustamenti o adotti una seduta che permetta movimento nella stabilità. Il Suo corpo non ha bisogno di una « postura perfetta » immobile: ha bisogno di poter variare.

Respiri con la pancia. La respirazione diaframmatica mobilita numerosi tessuti del tronco, contribuisce a regolare il sistema nervoso autonomo e può aiutare alcune persone a diminuire un eccesso di tensione di fondo.

Ascolti i segnali precoci. Una rigidità mattutina, una sensazione di corpo « pesante » o l’impressione di essere bloccati meritano di essere presi in considerazione, soprattutto quando persistono, si intensificano o limitano le attività.

Se un dolore è importante, insolito, persistente, associato a debolezza, a intorpidimento, a perdita di controllo urinario o intestinale, a febbre o a un trauma, consulti rapidamente un professionista sanitario.

Lo sapeva? Reintrodurre progressivamente piccole variazioni di postura, di respirazione e di movimento nel corso della giornata può aiutare a ripristinare una migliore tolleranza al movimento. Il corpo è una straordinaria macchina di adattamento, a condizione di fornirgli sollecitazioni variate, dosate e recuperabili.

👉 Per comprendere concretamente come agiscono questi microaggiustamenti e perché la regolarità può contare più di uno sforzo isolato, può proseguire la lettura con l’articolo: Perché muoversi un po’ è talvolta più importante che muoversi tanto?

Per approfondire su Blue Portance

Riferimenti per i curiosi

  • Adams MA, Dolan P (1995). Recent advances in lumbar spinal mechanics and their clinical significance. Clinical Biomechanics, 10(1), 3–19. PubMed
  • Langevin HM et al. (2011). Reduced thoracolumbar fascia shear strain in human chronic low back pain. BMC Musculoskeletal Disorders, 12, 203. Articolo
  • Suarez-Rodriguez V et al. (2022). Fascial innervation: a systematic review of the literature. International Journal of Molecular Sciences, 23(10), 5674. Articolo
  • Pavan PG, Stecco A, Stern R, Stecco C (2014). Painful connections: densification versus fibrosis of fascia. Current Pain and Headache Reports, 18(8), 441. Articolo
  • Tomasek JJ, Gabbiani G, Hinz B, Chaponnier C, Brown RA (2002). Myofibroblasts and mechano-regulation of connective tissue remodelling. Nature Reviews Molecular Cell Biology, 3, 349–363. Articolo
  • Schleip R et al. (2019). Fascia is able to actively contract and may thereby influence musculoskeletal dynamics. Frontiers in Physiology, 10, 336. Articolo
  • Chiu IM, von Hehn CA, Woolf CJ (2012). Neurogenic inflammation and the peripheral nervous system in host defense and immunopathology. Nature Neuroscience, 15, 1063–1067. Articolo
  • Hasegawa K, Dubousset JF (2022). Cone of economy with the chain of balance. Spine Surgery and Related Research, 6(4), 337–349. Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *